
Il pendio bianco di Pamukkale non è neve né gesso, ma calcare. Le sorgenti calde escono in cima all'altopiano, l'acqua è satura di anidride carbonica e carbonato di calcio disciolto; all'aria il gas se ne va, il carbonato precipita e nei millenni ha costruito vasche a gradini per quasi centosessanta metri di dislivello. Sulle terrazze si cammina scalzi: le scarpe rovinano la superficie, ed è una regola, non un consiglio.
In alto sorge Hierapolis, città antica cresciuta attorno alle stesse sorgenti come luogo di cura. Ne restano un teatro sul pendio, edifici templari e la più grande necropoli dell'Anatolia: qui si veniva a curarsi, e molti rimasero per sempre. Accanto c'è la Piscina Antica, dove sul fondo giacciono colonne di marmo cadute e si può nuotare proprio in mezzo a esse, con supplemento.
Tutto questo si vede meglio dall'alto, e ci sono due modi. La mongolfiera si alza prima dell'alba, scivola sopra le terrazze per circa un'ora e il volo si chiude con un attestato; il parapendio decolla dalle colline sopra l'altopiano e vola di giorno. Entrambi dipendono dal vento e si annullano per il meteo. In pratica: sulle terrazze non c'è ombra, l'acqua sta intorno ai trentacinque gradi e la pietra scivola sotto il piede — camminate piano.
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