Cibo e bevande a Santorini

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Cibo e bevande a Santorini

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Santorini è uno dei rari casi in cui la cucina locale si spiega con la geologia. I suoli sono vulcanici, la pioggia quasi assente, ma di notte arriva la nebbia dal mare e le piante vivono di quell'umidità. Per questo la vite qui non si alza sul filare ma si avvolge ad anello al suolo: ne esce un canestro dove il grappolo si nasconde, riparato dal vento e capace di raccogliere la rugiada. L'assyrtiko bianco cresciuto sulla cenere dà un vino denso, di acidità minerale e chiusura salina. Le degustazioni si tengono su terrazze sopra la caldera e di solito diventano un'escursione intera tra due o tre aziende.

Il secondo nome dell'isola nel bicchiere è il vinsanto. L'uva appassisce al sole per settimane, lo zucchero si concentra e ne nasce un vino dolce e spesso, affinato per anni in botte. Arriva alla fine, insieme a preparazioni asciutte di verdura, e non sa affatto di vino da dessert nel senso consueto. Le cantine mostrano in genere l'intera catena: dal canestro nel campo alle file di botti in una cantina scavata nel tufo vulcanico.

Anche dalla tavola l'isola si legge. I pomodori qui sono piccoli e concentratissimi; con loro si fanno i tomatokeftedes, frittelle fritte con la menta. La melanzana bianca è più dolce di quella comune, e la fava dalla cicerchia locale si serve tiepida, con cipolla e capperi. Molti programmi in mare uniscono tutto questo alla cucina di bordo: una grigliata sul catamarano durante l'uscita diurna o al tramonto, quando il pranzo arriva con quella stessa vista sulla falesia.

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