
Il piatto locale principale nasce dalla stessa argilla che ad Avanos diventa vasellame. Il testi kebabı cuoce in un orcio sigillato: carne, verdure e spezie vanno dentro, il collo si chiude con pasta o alluminio e l'orcio resta al forno per diverse ore. Arriva intero in tavola e viene aperto col coltello lungo un'incisione davanti all'ospite, lasciando uscire insieme vapore e profumo. Non è un numero per turisti, ma il modo ordinario di cucinare su un altopiano dove il forno si accendeva una volta al giorno.
La seconda linea locale è il vino. Le viti crescono qui su suolo vulcanico e discendono da ceppi coltivati fin dall'epoca ittita; l'uva bianca Emir è considerata cappadoce, mentre il rosso Kalecik Karası arriva dalle regioni vicine. Le cantine occupano ambienti scavati nel tufo, dove la temperatura resta costante tutto l'anno senza alcun impianto.
I pranzi delle escursioni sono più semplici: sui percorsi del tour rosso e verde il gruppo mangia nei ristoranti di paese — di solito zuppa di lenticchie, carne alla griglia, riso e insalata, a volte mantı o gözleme cotti davanti a voi su una piastra rotonda. In pratica: il testi kebabı richiede molto tempo e va ordinato in anticipo, diverse ore prima di cena; la porzione è per una persona, ma l'orcio è abbondante e si divide in due senza fatica.
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